
Sono nato nel 1958 a Porretta Terme, ma i miei abitavano a Granaglione, un paesino – sempre in provincia di Bologna – da cui, sporgendosi, si può toccare la Toscana. Una cosa abbastanza peculiare è che, prima di stabilirmi a Prato – causa matrimonio – nel 1991, ho cambiato 13 residenze. Al seguito dei miei genitori o per conto mio, non ho mai trovato pace, al massimo sono 7 gli anni che ho passato consecutivamente nello stesso appartamento. Gli ultimi trentacinque anni di stabilità residenziale mi hanno permesso di seguire molto di più la mia passione fotografica con l’allestimento di una camera oscura fissa per lo sviluppo e la stampa del “bianconero”, anche se negli anni precedenti la fotografia superava quasi tutti gli altri interessi. Uno, specialmente, si amalgamava bene – e lo fa ancora – con la fotografia ed è la passione per i viaggi. Cosa c’è di meglio che partire con lo zaino in spalla insieme ad una ragazza – da un bel po’ di anni è la moglie – per visitare mete esotiche, sempre, immancabilmente, con la fotocamera al collo? Italia tutta, Francia molte volte e poi buona parte d’Europa; fuori di essa Egitto, Giordania, India, Messico, Stati Uniti e Marocco sono state le mete da me raggiunte e fotografate negli ultimi anni. Datemi l’occasione di poter scattare con la fotocamera, qualunque essa sia, ed eccomi pronto a partire; sia per seguire un avvenimento della Protezione Civile a pochi chilometri da casa, che per fotografare una festa indù in una realtà distante dalla nostra un milione di chilometri. Fotograficamente due momenti mi sono rimasti impressi nella mente di più di altri e non perché siano i più importanti o i più remunerativi. Il primo è quando, durante una proiezione collettiva di immagini, al passaggio di una mia foto – anonima – un partecipante disse subito: “Questa foto è di Alessandro, si vede lo stile!”. Lì mi sono sentito gratificato; lo stesso, e ancor di più, quando a Roma, che frequentavo per lavoro, fui invitato, dalla compagnia teatrale con cui collaboro, alla prima della Vedova Allegra, operetta che avevo più volte fotografato. Arrivato all’ingresso, in completo elegante, attorniato da famosi personaggi dello spettacolo, notai subito sopra alla porta principale un cartellone 3 metri per 2 raffigurante l’immagine simbolo dello spettacolo; beh, la foto era mia ed essere presente al Teatro Quirino di Roma per una prima così importante mi ha riempito di orgoglio.
Curriculum
Sono Alessandro Bertozzi, fotografo amatoriale nel senso che amo la fotografia in tutti i suoi aspetti. Ho iniziato a scattare fotografie e a stampare in bianconero da ragazzo, nel giugno del 1976.
Per produrre immagini dove la tecnologia è essenziale (teatro, cerimonie, sport), sono andato di pari passo con i tempi, dotandomi di un’attrezzatura sempre innovativa: dalle fotocamere meccaniche sono passato a quelle elettroniche autofocus e poi a quelle digitali e, conseguentemente, a computer adatti alla postproduzione. Invece, per creare immagini “artistiche” in bianconero, uso tuttora varie reflex e obiettivi meccanici che, come qualità, nulla hanno da invidiare al materiale più recente. Anche in camera oscura l’uso di prodotti classici come pellicole e carta da stampa e la manualità nell’utilizzarli è ancora il mio fiore all’occhiello. L’unico problema è la difficile reperibilità dei materiali.
Dal 1982, per tre anni, ho collaborato con il più importante studio fotografico di Bologna riprendendo competizioni motoristiche, compresa Formula Uno e Mondiale Rally. Ho pubblicato numerose immagini su periodici specializzati quali Autosprint e Rombo oltre ad apparire con le mie foto – anche in prima pagina – su quotidiani quali Stadio, il Resto del Carlino, la Nazione, Corriere di Prato eAvvenire.
A metà degli anni ’80 mi sono cimentato nel campo della moda e della pubblicità ottenendo svariate soddisfazioni. Successivamente ho pubblicato numerosi calendari, uno dei quali, in particolare, è stato distribuito anche negli Stati Uniti e nei Paesi Arabi.
Per due anni ho insegnato fotografia nelle scuole medie per conto del Comune di Prato. Per parecchio tempo sono stato socio e ho presieduto alcuni Club Fotografici dell’area pratese.
Ormai da più di trent’anni mi dedico alla fotografia “teatrale” e sono numerosissime le rappresentazioni che ho trasferito su carta e su file. Per anni mi sono divertito, anche, a riprendere immagini di sport quali basket, nuoto, atletica, calcio e ho collaborato quindi con associazioni sportive curando il loro archivio fotografico.
Per qualche tempo, dal 1998, otto mie immagini sono state ospitate in una sala espositiva a Houston in Texas; così come nel 2007 una galleria d’arte di San Gimignano ha esposto le mie opere più significative. Nel 2019 la rivista culturale “I Martedì” ha dedicato un intero numero alle mie fotografie. Da aprile a luglio 2021 ho esposto la sua personale “INDIA, Anima e Corpo” al Museo Lercaro situato nel centro di Bologna.
Sono membro della Pubblica Assistenza “L’Avvenire” di Prato e curo le immagini dell’associazione trovandomi spesso in situazioni delicate (sbarchi di migranti; alluvioni in Romagna, nell’area Pratese, in Emilia, ecc.).
Datata 1983 è la prima personale, patrocinata dal Comune di Bologna; l’ultima, “AMERICA, che passione!”(in collaborazione con mio figlio Andrea) è stata esposta a Vidiciatico (BO) nell’agosto dello scorso anno..
Mostre personali
Idea Immagine
– Bologna 1983 (colore)
Andros
– Prato 1993 – Vidiciatico (BO) 1994 – Tolè (BO) 1997 – Vergato (BO) 2008 (colore)
Obiettiv
A
mente
– Prato 1997 (bianconero)
In particolare
– Prato 2004 (bianconero)
A Misura d’Uomo
– Bagnolo (PO) 2012 – Lizzano in Belvedere (BO) 2013 – Bologna 2014 – Vidiciatico (BO) 2022 (bianconero)
Visioni d’Acqua
– Bologna 2018 – Vidiciatico 2024 (bianconero)
Briciole di Colore
– Bologna 2019 (colore)
Obiettiv
O
peretta
– Piteglio (PT) 2019 – Vidiciatico (BO) 2023 (colore)
INDIA, Anima e Corpo
– Bologna 2021 – Vidiciatico (BO) 2021 (bianconero)
AMERICA, che passione! – Vidiciatico (BO) 2025 (colore – con Andrea Bertozzi)
Cinquant’anni di Fotografia – Prato 2026 (colore e bianconero)
Mostre collettive
Chromie
– Prato 1992 – Vidiciatico (BO) 1992 (colore)
La ferrovia
– Bologna 1995 (colore)
Excursus, viaggio nel verde
– Prato 1995 (colore)
Paesaggi d’acqua
– Bologna 1996 (colore)
Firenze in Europa
– Firenze 1996 (colore)
Paesaggi Toscani
– Firenze 1997 (colore)
Visibilità Globale
– Prato 1997 (bianconero)
L’alluvione a Prato
– Prato 2023 – Prato 2024 (colore)
La Forza della Natura
– Prato 2024 – Prato 2025 (colore)
Le mie idee
Cosa vorrò fare da grande? Intanto continuare a fotografare a teatro visti i risultati ottenuti; nel 2026 ho immortalato l’operetta “Cin-Ci-Là” a Bologna e lo spettacolo “Cantando l’Allegria” e non è finita qui. Per la mia mostra “Cinquant’anni di Fotografia” a Prato, durante la serata di chiusura, il 14 giugno, una parte della compagnia di cui curo l’archivio fotografico, intratterrà il pubblico con uno spettacolo musicale intitolato “Avventura sull’Orient Express”. Altra cosa nell’immediato sono i viaggi, non so ancora cosa, ma sicuramente ci sarà qualcosa anche se, visto che a fine agosto diventerò nonno, i tempi saranno ristretti. Naturalmente non sono mancate le foto durante le manifestazioni di Protezione Civile in molte occasioni. Tutte situazioni diverse per foto diverse e, speriamo, belle e interessanti.
Attrezzatura
Penso l’attrezzatura in base al risultato che voglio ottenere: per il bianconero a pellicola uso tre Nikon F3, una FE, una FM e una Mamija 645 di medio formato. Il corredo di obiettivi Nikkor è notevole, tra 20, 24, 50, 55, 85, 105, 180, 500mm e vari zoom si supera la dozzina, ma per i viaggi sono ormai affezionato al mio classico trio: 20mm f/2,8; 55mm f/1.2 e 105mm macro f/4. Il tutto compendiato, in camera oscura, da un ingranditore Durst 700 per stampare i negativi su carta formato 24×30 o 30×40. Invece per i servizi o altri tipi di foto a colori, in digitale, uso una Nikon D850 e una D600, la prima normalmente con il 24-120mm f/4 e la seconda, o con il 180mm f/2.8 (per il teatro), o il 18-35mm f/3,5. Uso anche, con soddisfazione, una Leica D-Lux7 la cui versatilità è impagabile. Cavalletto in acciaio Gitzo con testa Manfrotto e monopiede Giotto’s sempre con testa Manfrotto sono indispensabili, così come i flash Godox V1 Pro, Nikon SB800 e SB600, sempre nella borsa grande. Appunto non parliamo della decina di borse e zaini che, uniti al giubbetto fotografico, sono eccellenti per trasportare l’attrezzatura nelle varie occasioni. Sono ormai centinaia gli accessori che ho accumulato in quasi cinquant’anni di passione per la fotografia; filtri – colorati e non -, scatti flessibili, anelli di prolunga, esposimetri esterni, soffietti, diffusori e tanti altri oggetti che, se non lo sono già stati, diventeranno utili.
